Tragico mercoledì d'agosto a Marcinelle

1956, nella miniera belga di Bois du Crazier muoiono 136 minatori italiani

Non sono ancora le 8 di mercoledi 8 agosto, un giorno come tanti altri del 1956, altre ore di lavoro nei pozzi profondi della miniera mentre in paese riprendono le attività. Ma non ci sarà la routine quotidiana in quel brutto mercoledi d'estate. In pochi istanti giù nella miniera si innescano le situazioni che scateneranno la tragedia. Dalla ricostruzione del "Rapport d'Enquete" sulle cause del disastro, fra gli addetti al movimento dei due ascensori di servizio fra la superficie e i cunicoli ci sono comunicazioni non concordi. Dal piano a 975 metri di profondità all'improvviso un ascensore riparte bruscamente, senza preavviso e prima che tutti i vagoncini fossero sistemati. Nella risalita due di questi sporgono troppo, colpiscono e spostano una putrella che trancia una condotta dell'olio sotto pressione, i fili telefonici, i cavi di tensione e la condotta d'aria compressa per gli strumenti di scavo. L'incendio è inevitabile. Sono le 8.10, in superficie capiscono che la situazione è grave: le fiamme risalgono infatti verso l'alto, fino a -715 m.. Non toccano le quote inferiori al piano -975 m., ma il fumo invade ogni altra parte della miniera. Alle 8.25 viene lanciato l'allarme, dai pozzi i telefoni tacciono, si teme che il fumo non abbia risparmiato quanti si trovano la sotto: soltanto sei minatori riemergono da quello che appare ormai come un inferno.
Alcuni addetti e colleghi tentano di scendere spinti da un moto d'istinto, ma devono presto rinunciare. Mancano pochi minuti alle 9 quando una squadra munita di respiratori riesce finalmente ad arrivare a quota -1035 m. con l'ascensore del secondo pozzo, senza però poter uscire. Risaliti all'esterno, riferiscono di aver sentito dei lamenti. Seguono nuovi tentativi alle 9.30, alle 10, alle 12. E' alle 15 che si accende una speranza: vengono trovati e salvati 3 minatori. Altri 3 sono portati all'aperto dopo alcune ore. A sera i sopravvissuti saranno 13. 
Mentre in superficie la mobiltazione è generale (a Marcinelle è un continuo accorrere di soccorritori e squadre di specialisti anche da altri Paesi) la speranza di trovare superstiti si fa sempre più remota. Il 22 agosto la conferma che i morti sono 262, fra cui 136 italiani. Sono originari o residenti di diverse regioni: Abruzzo 60; Calabria 4; Campania 2; Emilia Romagna 5; Friuli Venezia Giulia 7; Lombardia 3; Marche 12; Molise 7; Puglia 22; Sicilia 5; Toscana 3; Trentino Alto Adige 1; Veneto 5. Molti feretri saranno riportati nei comuni da cui i minatori sono partiti per il Belgio, ovunque accolti con profonda partecipazione.  

L'ACCORDO FRA ITALIA E BELGIO - Alla fine della seconda guerra mondiale, da povertà e mancanza di lavoro nasceva la necessità di trovare una soluzione, ovunque e qualunque fosse. Il governo italiano stretto fra la necessità di trovare materie prime e dare lavoro firmò l'accordo con il governo belga per lo scambio braccia-carbone. Così i manifesti che dal 1946 sono affissi in ogni comune italiano indicano le procedure per garantirsi il lavoro disponibile in Belgio, pur nel profondo dei cunicoli di una miniera. Per molti è la via d'uscita tanto sperata. L'intesa raggiunta dai due governi nel giugno1946 prevede l'invio di 50 mila lavoratori italiani per le miniere belghe: 2 mila persone per settimana, durata del contratto 12 mesi. Tra le varie clausole, alloggio conveniente, vitto secondo abitudini, provvidenze sociali, salari come previsto per i lavoratori belgi.

A metà degli anni '50 saranno oltre 60 mila gli italiani che si trasferiranno in Belgio. Per la maggior parte di loro e delle loro famiglie non sarà un'esperienza facile. Al di la del faticoso lavoro nelle miniere, l'integrazione si rivelerà difficile anche per mogli e figli e spesso le promesse dei bandi non corrisponderanno alle reali condizioni di vita. Nonostante la presenza di lavoratori provenienti anche da altri Paesi, per chi ha lasciato l'Italia i problemi sembrano essere maggiori. Passeranno alla storia i cartelli esposti in vari esercizi pubblici con la scritta: "Interdit aux chiens et aux italiens". Saranno l'eco mondiale suscitata dalla tragedia del Bois du Cazier, le difficoltà d'ambientazione dei connazionali, le polemiche sulle misure di sicurezza nei pozzi della miniera, la ricerca della verita, delle responsabilità e i lunghi processi a portare in superficie i molti problemi non risolti, fra cui il principale sarà la sicurezza dei lavoratori e la loro salute compromessa dalle terribili condizioni del lavoro nei cunicoli della miniera. 



 






Il funeale di una delle vittime a Marcinelle. Nella foto sotto il titolo, la colonna di fumo sprigionato dall'incendio nella miniera. a poche ore dal disastro. A sinistra, il manifesto affisso in ogni comune d'Italia con la proposta di lavoro in Belgio. In alto, l'edizione del Corriere della Sera del 9 agosto 1956 e le 2 torri degli ascensori per la discesa nei pozzi come appaiono oggi. In basso, il cartello esposto in un caffè che vieta "l'accesso a cani e italiani"


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