Montségur, il castello dei catari

La crociata voluta da Innocenzo III contro gli eretici

Ariège, regione dell'Occitania, profondo sud della Francia. Montségur, suo piccolo comune, è noto per le vicende di molti secoli fa. Il castello che lo dominava, oggi ridotto a poche mura, fu infatti uno degli ultimi rifugi della resistenza catara, il movimento eretico che fra il XII e XIII secolo coinvolse molte città di Francia, Belgio, Germania, Italia, Bosnia e Bulgaria. Andiamo a quel tempo: è il 1244, da anni la crociata sollecitata da papa Innocenzo III e guidata dai re di Francia contro gli adepti è segnata da distruzioni e morte. Molte roccaforti degli eretici sono già cadute e tra queste quelle di Béziers, Carcassonne e Lastours. 
   Nella rocca di Montségur vi sono asserragliati gli irriducibili catari guidati da Pierre Roger di Mirepoix responsabile della difesa, con il vescovo cataro Bernard Marty loro capo spirituale. E' più di un anno che questi uomini resistono fra le sue solide mura in cerca di protezione dopo l'offensiva scatenata contro di loro; ma in primavera si arrendono. Pesanti sono le condizioni poste dai crociati per la resa: chi abiura è salvo, chi non la fa finisce sul rogo.
   La mattina del 16 marzo in 222 rifiutano di abiurare, e poche ore dopo vengono arsi vivi. Oggi sul luogo delle esecuzioni c'è un monumento a ricordo di quei tragici fatti e Montségur è meta di visitatori cui viene ricordato come nella notte prima delle  fatali esecuzioni alcuni "perfetti", i più alti in grado fra gli eretici, riuscirono a oltrepassare la linea d'assedio portando con loro il tesoro del movimento. Non è certa questa versione dei fatti, neppure è provata l'esistenza di un tesoro cataro. Ma la leggenda non perde per questo vigore, nonostante il passare dei secoli. Anzi, è suffragata da un raro ma conosciuto fenomeno naturale: il raggio di sole che un giorno all'anno attraversa diverse aperture della rocca e va a indicare un punto lontano. Segno che lì è sepolto il tesoro. Sono racconti popolari non storicamente provati ma suffficienti a sostenere il cospicuo giro d'affari legato al turismo. E una conseguenza l'ha ottengono: distrarre dai seri fatti di quel periodo.              
   L'eresia catara non è stato un fuoco di paglia, per decenni ha scosso profondamente il papato, i potenti, genti di intere regioni di numerose nazioni. E come sempre avviene in questi drammatici confronti, con i responsabili dell'eresia e i loro adepti sono state condannate a morte anche persone che con l'eresia stessa non avevano nulla a che fare. 
   Un esempio per tutti. Béziers, estate 1209. L'importante cittadina vicina al mare è assediata dai crociati fedeli al papa e al re, una forza di oltre 10 mila uomini. L'invito a far uscire il mezzo migliaio di catari lì rifugiati è respinto, e in poche ore i crociati sono all'interno delle mura. Il massacro del 22 luglio è spietato: non ci sono divisioni fra colpevoli o innocenti, i morti sono 20 mila. Le testimonianza dell'epoca sul numero dei giustiziati non sono suffragate da documenti certi, ma i fatti rimangono. E' ben noto quel che disse Arnaud Amaury ai suoi soldati che gli chiedevano di separare gli eretici dal resto della popolazione: "Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi". E l'arcivescovo Amaury era a capo dei 10 mila crociati, designato proprio da papa Innocenzo III. 
     



In alto, l'interno del castello di Montségur come appare oggi (archivio Fran Recio).  Monumento a ricordo dei catari arsi vivi ai piedi della fortezza il 16 marzo 1244. L'espansione dell'eresia nei vari Paesi (di Mire Peisset) e la pianta di castelli e città rifugio dei catari




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