Il primo viaggio del missionario

E' il 1939, padre Antonio salpa da Genova per il Brasile

 
Sabato 21 ottobre. Alle ore 4 parto da Milano e arrivo a Genova verso le 7. Alle 13.30 colla motonave Oceania salpo per l'America. I passeggeri sono numerosi e il carico è completo. Mentre pranzo, la nave lascia il porto. Quanti ricordi: l'abbandono della Patria è triste e doloroso... quante persone si lasciano. Dopo mi ritiro in cabina, dove lascio sfogo alle lacrime. Mi sforzo a ripetere l'offerta di tutto me stesso al Signore, che mi aveva domandato quel sacrificio.
Al mattino seguente siamo in vista di Barcellona. E' il giorno 22, giornata missionaria. Anch'io offro il mio obolo e mi trovo nell'impossibilità di celebrare la S. Messa. Barcellona mi si presenta in tutta la sua aspra, cruda, selvaggia bellezza, così come l'hanno lasciata i comunisti nella feroce e bestiale devastazione. Scendo, che orrore, tutto è devastato, irriconoscibile. Ho però visto il nuovo popolo spagnolo a pregare e vi dico che ha ritrovato se stesso. Alle 13 si riparte e  alle 19 siamo in vista delle Baleari.
Lunedi 23. Ricompaiono le coste spagnole; molte navi italiane, giapponesi e tante altre ci passano vicine, tutti desiderano ardentemente di raggiungere Gibilterra. Vediamo nel pomeriggio Centa, Tangeri, dove avrei voluto scendere a terra per toccare almeno con un piede la polvere di quel luogo che per anni e anni avevo sognato. Ecco infine Gibilterra coi suoi contrafforti e le sue armi. Verso le 7 usciamo dallo stretto, prima di entrare nell'oceano mando un'ultima benedizione alla mia Italia, a voi  parenti e alla mia Concorezzo.
Martedi 24. Giornata piena d'interesse: molti sono i religiosi che viaggiano colla motonave, cinquantasei. Mercoledi 25. Alle 6 del mattino sono sul ponte a contemplare le isole Canarie. Una fermata, e godo della della nuova terra e del nuovo spettacolo. Alle 13 si riparte, la nave ha fatto tutte le necessarie provviste per la traversata dell'oceano. Alla sera un meraviglioso tramonto che invita l'anima a trasportarsi in volo e così contemplare l'opera divina.
Giovedi 26. La vita a bordo è assai animata. E' giornata calda e molti fanno uso delle piscine. Durante il giorno alcune manovre di salvataggio, uno squillo di sirena e tutti i marinai sono al loro posto. Nel pomeriggio le tradizionali fotografie sul ponte col cappellano e i religiosi stranieri. Cerco di farmi capire dagli stranieri ma molte volte non riesco, allora il dialetto milanese è una fortuna. Se non riusciamo a comprenderci ci si aiuta colle mani, coi piedi e così via.
Venerdi 27. Parentesi stravaganti. Ci raccogliamo in cappellina, giovanotti dai vari accenti e dall'unica lingua, la preghiera. Brigate strane, infatti si facevano delle allegre e fantasiose escursioni da far leccare le dita agli amatori della montagna. Fa caldo, bisogna viverlo, soffrire e dominare, offrire il tutto con fermezza soprannaturale. Vi sono a bordo persone che trascorrono l'intera giornata a sorbire ghiacciate di ogni genere e colore, incapaci di sapersi ragionevolmente dominare. Occorre ricordare la sete di Cristo sul Calvario.
Il mare è calmo, ancora una volta si ripetono le manovre di salvataggio. Mancano tre giorni per toccare il primo porto brasiliano.
Sabato 28. Pausa di preghiera, pomeriggio di sole. Discendo in cappella, la chiesina è un edificio dalle pareti ben pulite, lucide e ordinate, senza intagli. Vi è un solo altare e porta inciso l'Alfa e l'Omega; i candelabri piccoli e piccola la Croce. Ad interrompere le mie osservazioni entra un vecchietto, guarda il centro dell'altare e per molto vi rimane. Oggi ricorre il 18° annuale della Marcia su Roma, noi lo ricordiamo con particolare attenzione.
Domenica 29 ottobre. Riflessioni marine: sul ponte di seconda, solo a conversare con Dio. Notturno di plenilunio. Si corre velocemente il mare. Silenzio rotto dal tonfo delle onde che si accavallano. La chiarita lunare si riflette serena e calma sul biancore delle onde infrante e il candore lunare è sempre calmo e sereno. La calma e la serenità di Dio e della Sua Provvidenza sull'intricato mare delle agitazioni umane. Festa di Cristo Re, alle 10 nel salone di prima si celebra la una S. Messa. Sulla nave si commemora con un rito particolare, il cosidetto Battesimo del mare, indi il passaggio del piroscafo sotto l'equatore.
Lunedi 30. Oggi si dovrà toccare il porto di Recife. Tutti sono impazienti. Alle 8 rasentiamo l'isola di S. Ferdinando di Norombe. Alle 12.30 l'Oceania scambia i saluti con la consorella Neptunia che fa ritorno in Italia; il momento è emozionante, sono i figli di una stessa grande Madre che si abbracciano sotto gli augusti simboli del tricolore che rappresentano loro quanto di più sacro e più caro hanno lasciato. Il saluto è breve. E così quella fugace visione della Patria ci avvolge in un velo di commozione.
Ecco laggiù una nuova terra che ci ospiterà. Un faro ci avverte che quella è l'America del Sud, il Brasile. 
E' mezzanotte, finalmente si sbarca, siamo a Recife, capitale dello stato di Pernambuco.
padre Antonio Ronchi

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Antonio Ronchi nasce a Concorezzo il 21 aprile 1913. Papà Giuseppe e mamma Ersilia Ottolini intuiscono ben presto il suo desiderio di farsi prete, tanto che a 15 anni Antonio entra nella famiglia della Consolata a Monte Vecchio. Arriva poi a Torino e percorre tutto l'iter di studi; il 29 giugno '39 c'è l'ordinazione sacerdotale. Ronchi resterà in Brasile fino al 1952, poi rientrerà in Italia. Morirà a Torino nel 1976. Nella foto, la motonave Oceania






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